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Il regno di Carlo III: di cambiamenti e di possibili disfatte

di | leTrattative - Blog
Sotto la reggenza di Elisabetta II, 17 paesi hanno abbandonato il Commonwealth. Con la successione a re Carlo III, altri paesi sono pronti a farlo
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Pubblicato: 12/09/22

   Dopo la morte della regina Elisabetta II, re Carlo III è salito al trono del Regno Unito diventando pure il capo di Stato di altri 14 paesi facenti parte del Commonwealth britannico. La successione dalla regina Elisabetta II a Carlo potrebbe dare nuova energia ai movimenti antimonarchici.

Come la regina Elisabetta prima di lui, re Carlo non riveste solo il ruolo di monarca del Regno Unito ma anche quello di capo di Stato di altri quattordici paesi, tra cui Canada, Nuova Zelanda e Australia. Questi sono conosciuti come i reami del Commonwealth. Sono distinti dal Commonwealth delle Nazioni, un totale di cinquantaquattro paesi che un tempo facevano parte dell'Impero britannico, ma la maggior parte dei quali non sono più soggetti alla monarchia.

   All'interno dei reami del Commonwealth, la longevità di Elisabetta II ha consentito di frenare le ambizioni a favore della forma si Stato repubblicana, poiché la figura della regina era considerata da molti come punto di riferimento istituzionale e politico. Va infatti tenuto da conto che chiunque con una età inferiore ai 70 anni (tanto è durata la reggenza di Elisabetta) non ha mai conosciuto altro capo di Stato. Tuttavia la morte della monarca e il passaggio della corona al figlio Carlo – il quale gode di minore popolarità – potrebbe far registrare un indebolimento della monarchia britannica.

   Se è vero che il ruolo di Carlo come capo di Stato è più che altro simbolico, resta il fatto che la successione della Corona potrebbe rafforzare i movimenti a favore della Repubblica, presenti da tempo in tutto il Commonwealth. Alla decisione delle Barbados di lasciare definitivamente la monarchia nel 2021, segue nel marzo 2022 l'annuncio del primo ministro giamaicano sull'intenzione di fare altrettanto, mentre desideri simili sono stati manifestati in simultanea dai rappresentanti del Belize e di Antigua e Barbuda. Proprio in Belize e in quello stesso periodo, William e Kate – Duca e Duchessa di Cambridge – hanno dovuto disdire una visita a causa di proteste che stavano prendendo piede in tutti i Caraibi1.


Reami del Commonwealth

   Alla base degli odierni sentimenti antimonarchici c'è anche la rinnovata attenzione alla storia della schiavitù e alle tratte atlantiche dell'allora Impero britannico. Mentre oggi la Comunità dei Caraibi (CARICOM) continua a sollecitare il Regno Unito a erogare riparazioni per gli abusi perpetrati2, la Giamaica ha presentato una petizione diretta alla Corona. In riferimento alle atrocità della tratta degli schiavi, a giugno 2022 Carlo ha manifestato il suo “dolore personale”3. Tuttavia non sono mai giunte scuse formali da Buckingham Palace, che ha inoltre deciso di lasciare in sospeso la questione delle riparazioni.

   Non solo nei Caraibi ma anche altrove la Corona di Carlo potrebbe essere costretta ad affrontare sfide difficili. Il desiderio canadese di una rottura con la monarchia rimane minoritario nel paese nordamericano, che comunque nel tempo sta conquistando un crescente seguito. In Australia, invece, nonostante un referendum espressosi a favore della corona nel '99, il primo ministro è noto per essere un sostenitore di lunga data della forma repubblicana, ed è tra le voci maggiori a sostenere la necessità di indire un nuovo referendum sulla questione. Anche la prima ministra neozelandese Jacinda Ardern è a favore del superamento della monarchia.

   I tempi sono cambiati e i reami oltremare risultano più sensibili alla forza dei moderni principi rappresentativi. Ora che la confortante idea della “continuità istituzionale” rivestita da Elisabetta è terminata, la Corona britannica – nel frattempo trasferitasi sulla riluttante testa dell'anziano Carlo – non potrà che essere investita da un'altra ondata di aspettative repubblicane. È anche vero che dopo la morte della regina Elisabetta, il primo ministro australiano ha fatto sapere che non sarebbe stato indetto nessun referendum nel breve termine. Ma quanto passerà prima che lui, o un suo rivale politico, scelga di cogliere l'opportunità del cambiamento? Forse il tempo formale di un lutto?

   Non sembra quindi irrealistico pensare che il peso della Corona subirà un ridimensionamento. In fin dei conti, perché non dovrebbe essere così? Nel XXI secolo risulta anacronistico il diritto ad assumere un ruolo istituzionale per via ereditaria, e contrasta con ogni principio democratico che il godimento di certi privilegi cavalchi la linea di sangue. Dopo quindi che già diversi paesi hanno deciso di voltare le spalle alla monarchia, e mentre altri sembrano in procinto di farlo, resta da vedere se anche nel Regno Unito – in un futuro remoto senza dubbio –, si comincerà a guardare a Buckingham Palace come a un obsoleto ornamento del passato.


1 Gunia, A., 2022. Countries May Cut Ties With Monarchy After Queen's Death. [online] Time. Disponibile al: <https://time.com/6212004/queen-elizabeth-republicanism-anti-monarchy/> [Accesso 12 settembre 2022].

2 Rojas, D., 2022. What the UK owes in reparations - Caribbean Reparations Commission. [online] Caribbean Reparations Commission. Disponibile al: <https://caricomreparations.org/what-the-uk-owes-in-reparations/> [Accesso 12 settembre 2022].

3 BBC, 2022. Prince Charles tells Commonwealth of sorrow over slavery. [online] BBC News. Disponibile al: <https://www.bbc.com/news/uk-61919514> [Accesso 12 settembre 2022].


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