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Xavier Gautier, il traffico d'armi e d'organi umani in Italia

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Xavier Gautier, morto in circostanze misteriose nel 1996. Giornalista per Le Figaro, indagava su presunti traffici d'armi e di organi umani.

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Pubblicato: 17/10/19



 
Gli anni '90 sono stati costellati da stragi e da tutta una serie di tremendi conflitti. Di questi ultimi, in Italia ne ricordiamo 2 in maniera particolare: la guerra in Bosnia ed Erzegovina tra il 1992 e il 1994, e quella in Somalia che, a livello temporale, le si accavalla.

   Questi conflitti che sembrano non aver nulla da spartirsi si sono invece dimostrati essere molto più accomunati di quel che si credeva. Accomunati dai traffici d'armi e dai traffici di rifiuti tossici che vedevano Somalia e i paesi dell'ex Yugoslavia rivestire il ruolo di terre di transito e di destinazione di prodotti illeciti.

   Vicende che sono ancora poco chiare ai giorni nostri, in quanto nessuno dei paesi coinvolti – Italia compresa – ha mai dimostrato una seria intenzione di portarle alla luce. Se le conosciamo è infatti solo grazie al lavoro di una manciata di personalità, perlopiù giornalisti, che in taluni casi hanno pagato con la propria vita l'aver perseguito i doveri del loro lavoro: informarsi e rivelare all'opinione pubblica.

   Si era informata e aveva rivelato, per esempio, Ilaria Alpi, che nel 1994 assieme a Milan Hrovatin venne uccisa in un agguato a Mogadiscio, capitale di una Somalia martoriata dalla guerra e infarcita di rifiuti tossici spediti dall'Italia. Riguardo a Ilaria Alpi e al traffico di armi e rifiuti, è stato detto davvero di tutto, e il pezzo che seguirà tenterà di far luce su un argomento che spesso sul web viene legato alla giornalista di Rai Tre, ai traffici della metà anni '90, e a una serie di morti sospette che costellano la vicenda.

L'affaire Gautier


   Xavier Gautier era francese, giornalista per lo storico quotidiano Le Figaro, corrispondente di guerra e attento osservatore della crisi balcanica, quindi rispettato analista di una politica europea che doveva confrontarsi con il sanguinoso conflitto che imperversava nelle terre della ex Yugoslavia. Su questi temi aveva anche scritto dei libri: L'Europe à l'épreuve des Balkans (1992), Morillon et les casques bleus. Une mission impossible? (1993), e Main basse sur Sarajevo (1994).

   Dal 1994 in poi Gautier scrive una serie di articoli riguardanti il traffico d'armi in Europa. Il 6 gennaio 1995 Le Figaro pubblica un articolo in cui il giornalista traccia una rotta che passerebbe tra Austria e Italia e condurrebbe fino ai balcani, dove le armi venivano illegalmente vendute a croati e bosniaci.

   Il quotidiano Le Figaro non possiede un archivio digitale per gli anni '90, e gli articoli di Gautier risultano introvabili. Per verificare se avessero avuto una qualche eco nella Francia del periodo, si è quindi consultato l'archivio di noti quotidiani quali Libération, Le Monde, Le Monde Diplomatique, e Les Echos. Eccezion fatta per richiami alle analisi di Gautier a proposito delle crisi balcaniche nel periodo 1992-1993, le sue rivelazioni su presunti traffici di armi o di organi umani, non trovarono spazio nelle maggiori testate nazionali.

   Gautier è però un ottimo giornalista, e nel 1995 vince il premio Jean-Marin per i suoi reportage sui conflitti nella prima guerra del Golfo e nella ex Yugoslavia. Sempre nello stesso anno, il fratello più giovane muore a seguito di una lunga malattia.

   Nel marzo del 1996 Gautier decide di prendersi un anno sabbatico e si ritira sull'isola di Minorca, Spagna. Sappiamo che a maggio dello stesso anno si incontra con un suo amico scrittore, Ernesto Mila, a Barcellona. Concluso l'incontro, e in attesa della nave per rientrare a Minorca, a Gautier vengono rubati telefono cellulare e computer portatile. Il giornalista non denuncia l'accaduto alle autorità. È il 17 maggio.

   Non si sa a chi Gautier avesse detto che gli erano stati rubati laptop e cellulare, ma generalmente si riporta che Ernesto Mila sia stata l'ultima persona ad aver visto il giornalista vivo. Il 19 maggio 1996 il corpo senza vita di Xavier Gautier viene ritrovato da un altro amico, Joan Bagur, che allertato dalla ex consorte di Gautier1, si era recato presso casa di quest'ultimo poiché irrintracciabile da un paio di giorni.

   Gautier è morto tra il 17 e il 19 maggio 1996, probabilmente il 18, con un cappio al collo. In tasca ha lo scontrino della corda che lo ha ucciso. La porta dell'abitazione pare fosse aperta, e pare pure che Gautier non avesse disfatto i propri bagagli. Quest'ultima informazione per quanto suggestiva, in fin dei conti non vuol dire proprio niente. Quasi fin da subito le autorità verterono sull'ipotesi del suicidio.

   Non sono rari i suicidi tra corrispondenti di guerra. Il fotoreporter Kevin Carter si tolse la vita nel 1994 dopo aver fotografato le crudeltà dell'apartheid in Sudafrica e una carestia in Sudan. Juan Carlos Gumucio, corrispondente nella guerra del Kosovo, nel 2002 decise di spararsi al cuore. Il reporter francese Paul Marchand, che aveva lavorato in Libano e in Yugoslavia durante i conflitti, morì suicida nel 2009.

   Per quanto riguarda la scena del crimine, particolare enfasi è stata messa sul fatto che i piedi di Gautier sfiorassero il suolo, quasi non esistano altri casi simili di suicidio, che sono invece molto frequenti, con il suicida morto per asfissia addirittura mentre è ginocchioni. È stato inoltre considerato molto sinistro il fatto che Gautier avesse i polsi legati. Tuttavia tra i suicidi per impiccagione si tratta di una pratica assai comune; per scoprirlo, basta fare una rapida ricerca su google digitando, anche in italiano, "suicida polsi legati". L'atto è dovuto alla volontà del suicida che teme, nel momento più vicino alla morte, di autosalvarsi, aggrappandosi agilmente al cappio.

xavier gautier suicide homicide
Nella foto, i polsi legati di Gautier. I nodi disordinati, e la grande distanza tra i polsi, porterebbero a ipotizzare che si sia legato da solo. Qualora i polsi fossero vicini, l'uno sull'altro, sarebbe quasi impossibile legarsi. Lasciando molto spazio, ci si può invece aiutare con la mano opposta.

   Arriva poi l'elemento più "avvincente", quello che subito desta l'attenzione in qualsiasi tipo di lettore, stuzzicandone le fantasie più estreme: una frase scritta sul muro in caratteri cubitali. Una frase in italiano.

Traitore,
Diavolo Rosso

   Traditore, Diavolo Rosso, ma a "traditore" manca una D. Tra alcune lingue europee, l'ortografia della parola traditore non varia tantissimo. Traditore in italiano, traitor in inglese, traidor in spagnolo, traître in francese. Tra queste, l'italiano è l'unica però a richiedere la lettera D tra la lettera I e la lettera E. Chi la avrà mai potuta scrivere quella frase? Forse un francese. Probabilmente Gautier stesso, che l'italiano lo conosceva.

diavolo rosso

   Per Gerard Gautier, padre di Xavier, il giornalista sarebbe stato ucciso poiché stava per pubblicare un libro-inchiesta sui traffici d'armi e di organi umani. Sempre la famiglia Gautier sostiene che Xavier avesse una lista di 8 pagine contenente i nomi di personalità (di nazionalità tedesca e spagnola) e di istituti bancari legati al traffico di armi. Informazioni preziose sarebbero state contenute nel computer portatile del giornalista, quello che presumibilmente gli venne rubato prima di rientrare a Minorca. Lo stesso computer portatile, di cui Gautier non si preoccupò di denunciarne la scomparsa.

Il Diavolo Rosso


   Roberto Delle Fave non era un mercenario, non come ce lo si aspetterebbe. Era un ragazzo difficile gettatosi nelle terre della ex Yugoslavia come fotoreporter e lì riscopertosi incline alla guerra. In un lampo abbandona la macchina fotografica e imbraccia il fucile. E in un lampo, dal conflitto in Bosnia Herzegovina, si ritrova invitato al programma Piacere Raiuno a parlare della sua belligeranza a Elisabetta Gardini e Toto Cotugno.

   Nel 1995 diviene noto nell'Italia del nord per alcune accuse che rivolse al pediatra Marino Andolina di Trieste (oggi famoso per il caso stamina), il quale sarebbe stato protagonista di un grande traffico di organi umani. Le accuse sono enormi e infondate. A dimostrarlo sarà il tribunale, quando Andolina vincerà la causa fatta contro Roberto Delle Fave e un giornalista, Eros Bibic.

   Non sappiamo se Xavier Gautier fosse a conoscenza del fatto che Roberto Delle Fave era stato dichiarato incapace all'80% di intendere e volere. Sappiamo però per certo che Delle Fave fu informatore di Gautier.

   I due si sarebbero conosciuti nella ex Yugoslavia, ovviamente, quando Roberto Delle Fave usava indossare una giacca dell'Invicta modello Red Devil. Proprio da questo sarebbe derivato il suo nome di battaglia. Perché Diavolo rosso è Roberto Delle Fave.

   A un quotidiano dell'isola di Minorca, Gautier aveva affermato di conoscere dettagli su di un traffico d'organi a cui avrebbe preso parte una clinica di Trieste. È fin troppo evidente che si trattasse della stessa vicenda che in Italia portò a due denunce per diffamazione. Ed è pure possibile che della inaffidabilità di Roberto Delle Fave, se non Gautier, se ne fosse accorta almeno la redazione de Le Figaro.

   Alla morte del giornalista, il redattore di politica estera de Le Figaro, Charles Lambroschini, riferì di essere a conoscenza di una intervista di Gautier fatta al Diavolo rosso. "Aveva scritto l'articolo – disse Lambroschini – ma non lo abbiamo pubblicato perché mancavano degli elementi". E Gautier? Gautier riuscì mai a capire che Roberto Delle Fave altro non era che un mitomane?

   Il messaggio "Traitore, Diavolo Rosso" è senza alcun dubbio un messaggio rivolto a un italiano, altrimenti non sarebbe stato scritto in lingua italiana, ed è presumibilmente rivolto a Roberto Delle Fave, unico Diavolo rosso di questa triste vicenda. 


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1 Xavier Gautier e la sua ex moglie avrebbero dovuto cenare assieme la sera del 18 marzo 1996.

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http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,11/articleid,0644_01_1996_0139_0011_8775400/

http://www.cnj.it/documentazione/traffici.htm

https://www.youtube.com/watch?v=f1JGjIuzYbE

https://www.deseret.com/1996/5/29/19245373/online-document-dead-reporter-was-probing-human-organs-trade

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1996/05/27/Cronaca/TRIESTE-TRAFFICO-DI-ORGANI-UNA-VECCHIA-STORIA-DI-CALUNNIA-3_200100.php

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